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21/02/2017 | 10:32

Pochi minuti fa il verdetto da parte dei giudici della Suprema Corte. Confermate le pene stabilite in primo grado e in appello. Per Michele Misseri arriva la condanna a otto anni, mentre, per suo fratello Carmine c'Ŕ una riduzione.


Sabrina Misseri e Cosima Serrano


Avetrana. Nessuno credeva all’allontanamento volontario, in fondo era impensabile che una ragazzina di 15 anni decidesse di sparire senza un soldo, in tenuta da mare e senza condividere il suo segreto con le amiche del cuore. Eppure per 40 giorni tutti hanno cercato Sarah Scazzi viva, lontana chissà dove, ma viva. 
  
Qualcuno l’ha vista camminare spedita mentre ascoltava musica con gli auricolari in quei 600 metri che separano la sua abitazione dalla villetta di via Grazia Deledda, dove ad attenderla c’era Sabrina, la cugina più grande con cui doveva andare al mare.
  
Poi il nulla. Sarah scompare in appena 12 minuti. L’allarme è scattato subito: «qualcuno l’ha rapita» dice la più piccola di casa Misseri a Mariangela Spagnoletti che era passata a prenderle per andare in spiaggia. Era un pomeriggio caldo del 26 agosto del 2010.
  
Più passano i giorni più appare chiaro che la famiglia di Sarah non potrebbe mai pagare un eventuale riscatto e la pista del rapimento cade mentre in tv si moltiplicano gli appelli dei parenti della ragazzina.  Impossibile dimenticare le ‘ospitate’ di Sabrina che racconta tra le lacrime davanti alle telecamere il suo rapporto con la cuginetta.
  
Poi la svolta dopo il ritrovamento del cellulare della ragazzina. A trovarlo, è stato lo zio Michele che il 6 ottobre 2010 crolla e confessa non solo di aver ucciso la nipotina, ma di aver abusato di lei quando era già morta. «L’ho ammazzata perché ha respinto le mie avance», dice. L’orco che accompagna gli inquirenti nel pozzo-cisterna dove ha nascosto l’esile corpicino di Sarah. Ma qualcosa non torna. Il contadino di Avetrana descrivere nei minimi particolari il modo in cui si è sbarazzato del cadavere, ma si impappina quando deve raccontare il modo in cui l’ha uccisa. Poi cambia versione per sette volte. Alla fine punta il dito contro la figlia. Sabrina e Sarah si erano invaghite dello stesso ragazzo, Ivano Russo, e per lui avevano litigato la sera prima del delitto.
  
Il resto è storia nota. L’analisi delle celle telefoniche, il fatto che nessuno di casa Misseri abbia provato a chiamare sul cellulare di Sarah in quei 40 giorni, le numerose contraddizioni del padre di famiglia, le bugie e tutta una serie di indizi hanno fatto il resto. Sabrina e Cosima Serrano – che dividono la stessa cella nel carcere di Taranto – sono state condannate all’ergastolo. Il carcere a vita è stato confermato due anni dopo, il 27 luglio 2015, dai giudici d’appello.
  
«È una vicenda umana più che processuale che parte da un dilemma: a uccidere Sarah è stato Michele oppure Sabrina e Cosima? Delle due l'una» ha dichiarato l’avvocato Franco Coppi, difensore di Sabrina, nella sua requisitoria al processo in Cassazione, tesa a dimostrare la colpevolezza del contadino di Avetrana che da tempo si autoaccusa invano dell'omicidio della nipote.
Insomma, Mamma e figlia continuano a urlare la loro innocenza, Misseri la sua colpevolezza.
  
Oggi,  dopo 7 anni e numerosi colpi di scena, è stata scritta l'ultima parola sulla morte di Sarah Scazzi, pochi minuti fa, infatti, la Corte di Cassazione ha emesso il suo verdetto: Sabrina Miseri e la madre Cosima dovranno scontare l'ergastolo per l'omicidio di Sarah Scazzi, confermando la sentenza di primo e secondo grado. Otto anni, invece, dovrà scontare Michele Misseri mentre viene ridotta la pena per il fratello di Michele, Carmine. Il verdetto era atteso per la serata di ieri, ma è giunto pochi minuti fa. Adesso si attendono le motivazioni che hanno portato alla decisione da parte dei giudici della Suprema Corte.




Autore: A cura della Redazione

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